Speciale ACD: Lino Banfi

di Emiliano Tognetti

Lui è una delle icone dell’Italia nazional popolare, volto notissimo che non ha bisogno di presentazioni: Pasquale Zagaria, noto come Lino Banfi.

Grazie all’associazione “Lungofiume” che ringraziamo per l’opportunità, e grazie allo spettacolo “Solo Amore” del presidente Massimo Corevi, abbiamo potuto incontrarlo e fargli qualche domanda nell’ambito del progetto “ACD” e che vi proponiamo di seguito.

Buona lettura!

Emiliano: Noi di “Carta n°0” siamo con Lino Banfi, possiamo darci del tu?

Lino Banfi: Ma certo, dobbiamo darci del tu.

Emiliano: Allora Lino, quest’anno quanti anni di carriera sono?

Lino Banfi: Eh, sono tanti! Facevo il conto proprio stamattina. Se consideriamo… vabbè, io ho cominciato a lavorare quando avevo sette, otto anni, per altri bambini della mia età, durante la guerra eccetera. Però diciamo proprio la carriera di attore: ho cominciato verso i diciassette anni, ne ho novanta… fai un po’ tu il conto. Da allora non mi sono più mosso dai palcoscenici, dalle televisioni e dal cinema. Per fortuna mia.

Emiliano: In tanti anni come è cambiato il cinema? Hai attraversato tanti generi e soprattutto, negli anni, come il cinema o anche la televisione hanno raccontato il sociale e la società di oggi?

Lino Banfi: È sicuramente tutto più sbrigativo, tutto più “lava, asciuga, lava, strizza, asciuga”, senza il tempo di far girare bene, di togliere le macchie. Facciamo un parametro con la lavatrice… però bisogna stare ai tempi, bisogna stare con i tempi, e la tecnologia è quella che è.

Ma in noi, quelli della vecchia guardia come me, che hanno tanti anni di esperienza, rimane sempre il succo della tranquillità. Nel senso che diciamo: “Facciamo tutto con calma, non c’è bisogno di fretta”. Adesso invece i ragazzi che, per esempio, si affacciano nel mondo dello spettacolo sono convinti che nell’arco di un minuto possono raccontare tutto.

Allora, se hanno solo pochi minuti a disposizione, poverini, devono dire la battuta comica e vanno in apnea. Senti questi che fanno… prima parlano normalmente: “Allora io sono attore, faccio…”. Quando dicono “Vai, tocca a te!”, sembra che abbiano acceso la televisione.

Mi ricordo una volta quando mia madre diceva che uno non capisce un cazzo di quello che dice quando parla troppo svelto. Ecco perché dico l’età, eh… il vegliardo, quello che ha tanti anni di esperienza, dice: con calma ne dici otto di cose invece di dirne quindici. Però sono tutte cose che uno ha capito.

Emiliano: Nella tua carriera c’è un film che in particolare parla di più dell’emarginazione sociale? E come l’hai raccontata? Se c’è un film che ti ricordi…

Lino Banfi: Mah, ne ho fatti tanti. Però quello che va di moda sempre, per esempio, è il calcio. “L’allenatore nel pallone”, per dire. Viene avanti… cretino chi non l’ha visto! Sembrano film girati due anni fa, invece sono stati girati quarant’anni fa, trentacinque anni fa.

Cioè, bisogna stare coi tempi, ma non esagerare nella tecnologia, usare solo i metodi di oggi. Perché la gente ride ancora se li vede, questi film vecchi, perché c’è il vecchio metodo: quello della battuta costruita, la battuta che prima tu dici una cosa e poi ti incazzi…

La svolta mia era che ho sempre subìto, come attore comico, gli altri che parlavano nei film, i personaggi, dico io. Poi all’improvviso: “Oh, e basta!”. E questo faceva ridere le persone. Il cambio di tonalità, la voce, la battuta… è tutto un insieme di cose, un pasticcio, nel linguaggio nostro.

Emiliano: Un’ultima domanda. Ai bambini di oggi, visto che sei anche conosciuto come Nonno Libero e sei stato nominato qualche anno fa anche Nonno d’Italia, cosa vuoi dire?

Lino Banfi: Di andare avanti con dei buoni paraocchi. Voi non sapete, bambini, che i cavalli, delle volte, quando devono fare un percorso che vuole il padrone o devono fare il salto, gli mettono dei paraocchi — vengono chiamati così — cioè delle cose a lato, perché il cavallo tende sempre, con quegli occhioni grandi, a guardare da un lato e dall’altro. Invece deve guardare fisso davanti.

Allora gli mettono i paraocchi. Ecco, nella vita uno che vuole una cosa deve mettersi i paraocchi e farla. Se dice: “Io da grande voglio fare il medico”, metti che tuo padre ti dice: “No, devi fare l’avvocato”. No papà, io voglio fare il medico. Allora ti metti i paraocchi e pensi solo alla medicina, medicina, medicina. Vedrai che diventi medico.

Emiliano: Grazie!

Lino Banfi: Prego!

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