Luisa Morandini: il cinema dalle pagine alla vita (1 parte)

di Emiliano Tognetti

Lei è una “signora del Cinema”, una di quelle con il “cognome pesante” che il cinema lo ha fatto, lo ha studiato e catalogato. Se ne intende, insomma! Il suo cognome è di quelli che diventano “sinonimi” di un qualcosa di identitario, come un dizionario: sto parlando di Luisa Morandini.

La figlia del celebre autore del dizionario del cinema il “Morandini” appunto, era a testo, dove ha presentato la nuova edizione del testo, edita da Edizioni Pendragon.

Noi di “Carta n°0” l’abbiamo incontrata e abbiamo fatto con lei una lunga chiacchierata di cui vi condividiamo la prima parte: buona lettura!

Emiliano: Noi di Carta Zero, siamo con Luisa Morandini. L’ho detto giusto?

Luisa Morandini: Giustissimo. Buongiorno.

Emiliano: Siamo a TESTO, a Firenze. Luisa per presentare un libro che porta il suo cognome, che poi non è un libro, ma è un’enciclopedia di storia del cinema, si può dire.

Luisa Morandini: Diciamo di sì. È difficile da definire ormai, dopo tanti anni. Diciamo che era proprio un dizionario, prima. Adesso, è un piccolo dizionario, perché da un dizionario con 36.000 film, è diventato un annuario con 365 film.

Emiliano: Una bella cura dimagrante.

Luisa Morandini: Esatto, e alleggerente anche. È più agile, è più facile da consultare. Il dizionario Morandini, che precedentemente facevo con Zanichelli, era ovviamente molto utile a tutti gli appassionati di cinema o a chi voleva vedere i film in televisione. Questo è indispensabile per chi vuole vedere i film in televisione. C’è la stagione precedente, quindi non i film in sala, ma quelli su piattaforme, su Rai, eccetera, consultabile in ordine alfabetico e con indici, per facilitare. Magari uno non si ricorda il titolo, ma si ricorda il protagonista, quindi c’è l’indice degli attori e i film presenti in dizionario.

Emiliano: Quindi, è un dizionario interattivo?

Luisa Morandini: Sì, in un certo senso, nel suo piccolo.

Emiliano: Con Luisa, vorrei parlare, perché noi siamo qui con il progetto A.C.D, Arte, Cultura e Disabilità contro lo stigma, e il cinema è un’arte.

Luisa Morandini: Assolutamente sì, ed è l’arte che contiene tutte le altre arti, quindi secondo me sì. Il cinema contiene musica, teatro, recitazione, architettura, perché ci sono le scenografie, per cui, in un certo senso, le contiene tutte.

Emiliano: Sì, o quanto meno tutte fanno riferimento al cinema.

Luisa Morandini: Al cinema corto, di sicuro.

Emiliano: Ecco, so che hai una lunga carriera nel mondo del cinema.

Luisa Morandini: Lunga, lunga. Io sono figlia di Morando, che era stato il primo critico cinematografico in Italia, giovanissimo, ed era, a mio avviso, un grande letterato. Sapeva scrivere e aveva un dono della sintesi come pochi altri. Oggi più che mai, con internet e i social. Però è stato un grande critico, un grande amante della letteratura, per cui mi ha trasmesso queste cose, queste passioni. A un certo punto, io volevo fare l’attrice da giovane, per cui ho fatto l’attrice di teatro per 11 anni e di cinema per quattro o cinque e poi, dopo, in parallelo, ho sempre scritto, perché ero un’attrice comica negli anni ’70 e lì non c’erano ancora le attrici comiche. È stato prima di tutte le grandi attrici comiche di adesso, quindi poi ho continuato solo a scrivere. Dirigo dei documentari in giro, ma è una cosa secondaria. Scrivo di cinema e mi piace molto. Mi piace andare al cinema, mi piace vedere i film, mi piace vederli in sala.

Emiliano: Una vita in sala, si può dire.

Luisa Morandini: Una vita in sala e continuo a vederli in sala, fatto salvo quando ce n’è uno che non è uscito “abbastanza” o che è di particolare interesse e magari è uscito soltanto a Roma o a Milano, sennò io li vedo tutti in sala. Tre al giorno circa per cinque giorni alla settimana.

Emiliano: Accidenti! Io se ne vedo uno all’anno completo, è già tanto per via dei molti impegni e del figlio.

Luisa Morandini: Ti racconto un aneddoto brevissimo, visto che hai un figlio, di quanto?

Emiliano: Ha due anni.

Luisa Morandini: Facendo il critico, ho provato ad andare al cinema con il marsupio e il mio bambino. Ci ho provato perché dormiva tanto, sennò non ci sarei riuscita. Non si è mai svegliato e fino ai tre anni, sono andata a vedere tre film al giorno con lui.

Emiliano: Il cinema in questi anni, sarà una domanda scontata, come ha parlato di disabilità e in che termini? Soprattutto, forse siamo andati un po’ verso certi stereotipi e oggi ci siamo un po’ ricreduti?

Luisa Morandini: Sì, direi che nel passato ne ha parlato, ma poco e male. Quando c’erano dei film sul problema della diversità o della disabilità che andavano in parallelo, era sempre in un filone o buonista o di luoghi comuni, di cose un po’ strappalacrime, eccetera. Devo dire, a mio avviso, che negli ultimi anni c’è stata un’evoluzione anche in quel senso lì, per cui il cinema lo affronta in un altro modo. Ne sono stati fatti diversi. Adesso non mi chiedere i titoli, perché non mi ricordo. Io ho dei problemi con i titoli, li vado a cercare sul mio annuario o sull’app, ma sono stati fatti tanti film, tutti con ragazzi disabili, giovani disabili. Come il tema della diversità, anche il tema della disabilità mi sembra che sia più accolto e quindi più… Magari non ancora come dovrebbe, però trovo che ci sia un atteggiamento più aperto e più disponibile.

Emiliano: Quindi ritieni che il cinema abbia imparato a raccontare questo o quanto meno abbia fatto dei passi avanti?

Luisa Morandini: Sta imparando, ha fatto dei passi avanti e sta imparando, a mio avviso. Ad esempio, i bambini  fra gli esseri umani non hanno, nella genetica, dei pregiudizi né contro i cosiddetti diversi, né contro i diversamente abili, non abili, come vogliamo chiamarli. Non ce li hanno. Io ho un ricordo molto preciso di mio figlio, di cui parlavamo prima, che di fronte a un ragazzo trentacinquenne, spastico in carrozzella, figlio di una mia amica che parlava con grande difficoltà, l’ha guardato in silenzio e a lungo. Poi, quando siamo andati via, mi ha detto: “Che fortuna ha Guido”. Io gli dico: “Perché che fortuna?”. “Passerà tutta la vita in carrozzella con qualcuno che lo porta”. Allora, è un punto di vista. È un punto di vista spontaneo e privo, secondo me, di preconcetti e di pregiudizi. Così dovrebbe essere. Penso che anche nelle scuole i bambini siano molto più accolti di una volta, siano molto più inseriti di una volta. Non abbastanza, però.

Emiliano: Forse, per certi versi anche troppo…

Luisa Morandini: Certo, hai ragione.

Emiliano: Dall’altro lato, ora è diventato, soprattutto con la riforma dei disturbi dell’apprendimento, anche se non sono disabilità, ma fanno sempre parte del DSM, del manuale diagnostico. Forse, si sono scambiate delle difficoltà normali, che una volta si facevano..

Luisa Morandini: Sì, certo, ho capito cosa vuoi dire. Hai ragione.

Emiliano: Si allenavano i bambini, pur nell’ignoranza. Oggi, piuttosto che rivendicare dei “diritti”, questi bambini non imparano. Cioè, conosco casi di amici che fanno sostegno che hanno difficoltà, perché i ragazzi, avendo il tutor di sostegno, non imparano.

Luisa Morandini: Non imparano, sono troppo protetti. Del resto, sono troppo protetti anche i figli, secondo me.

Emiliano: Esatto. 

Luisa Morandini: Magari è un po’ come con il femminismo, si passa da un eccesso all’altro. Bisogna arrivare a un giusto equilibrio e a una giusta normalità di tutto, anche di ciò, di questo.

Emiliano: Non per questo, le persone che hanno difficoltà vanno aiutate.

Luisa Morandini: Certo.

Emiliano: Vanno aiutate, però nel modo giusto. C’è quella barzelletta del tizio che attraversa la strada, vede una vecchietta e l’accompagna dall’altro lato. L’anziana fa: “Io veramente stavo aspettando mio figlio dall’altro lato”.

Luisa Morandini: È vero.

Emiliano: Il voler aiutare “per forza”.

Emiliano: Magari prima chiedi.

Luisa Morandini: Per esempio, riguardo a questo, io immagino che sia avvenuto anche a Firenze, tanti anni fa avevano cominciato a fare un percorso per non vedenti, per cui tutti i bambini potevano partecipare. È arrivato anche qua? Era una specie di museo ambulante. È stato tantissimo a Milano e ha portato molti bambini della scuola. Tu entravi in questo palazzo e facevi un percorso nel buio assoluto.

Emiliano: Forse sì, ricordo qualcosa.

Luisa Morandini: Guidato da un non vedente, andavi al bar e dovevi ordinare un caffè, andavi al mercato e dovevi scegliere la frutta, come fossi un non vedente, nel senso che erano riusciti a creare–

Emiliano: I musei sensoriali?

Luisa Morandini: Sì, esatto. È stata un’esperienza notevole. Cioè, l’ho fatta anch’io con mio figlio piccolo e poi abbiamo portato dei gruppi di ragazzi.

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