Prosegue la nostra intervista con Luisa Morandini, registrata all’edizione 2026 di “Testo” a Firenze, dove ha presentato “Il Morandini” per le edizioni Pendragon.
Buona lettura:
Prosegue dalla prima parte:
Emiliano: Non per divagare, ma com’è andata?
Luisa Morandini: No, perché il buio assoluto è difficile da ottenere ed è, teoricamente, quello in cui vivono una parte di non vedenti, perché non tutti sono così completamente non vedenti.
Emiliano: Sono ipovedenti.
Luisa Morandini: Ma capire che cosa significa vivere così è una cosa… Penso che si potrebbero fare tante cose di questo genere. Poi, il cinema può essere uno strumento potentissimo in tutti gli argomenti e quindi anche in quello, perché è più immediato.
Emiliano: Io avevo mio nonno, che era cieco da un occhio e mezzo cieco da un altro per via di un glaucoma e lui guidava il motorino negli anni ’90, quando ancora era… Lui guidava il motorino, il Ciao. Non so come facesse. Non ha mai avuto un incidente, mai. E poi ho mio suocero, il babbo di mia moglie, che è completamente cieco per un problema sul lavoro. Lui abita in Romania, nella Romania degli anni ’90. Non si curò, anche lui ebbe un problema di pressione, non si curò e rimase completamente cieco. Vede giusto un pelo, ma è completamente cieco. Lui monta le luci di Natale e l’albero di Natale da solo.
Luisa Morandini: Perché sviluppa di più gli altri sensi.
Emiliano: Però ecco, prendere la scala e vederlo montare le luci sulla cornice di casa da solo…
Luisa Morandini: È uno spettacolo.
Emiliano: La cosa è che uno non lo vede, non ci crede. Ecco, tutte queste sarebbero storie da raccontare.
Luisa Morandini: Sì, lo sarebbero. Adesso, io credo che un film…. Io ho sempre il mio problema dei titoli e non voglio stare sempre lì a cercare tutto sull’app. Quel film francese con l’invalido e il ragazzo nero, “Quasi amici”.
Emiliano: Visto!
Luisa Morandini: Non era buonista. Era buono, che è diverso.
Emiliano: Certo, ci fa vedere anche la difficoltà dell’accettare, non solo di lui che accetta l’altro per fargli da badante, come si direbbe oggi, ma anche del “badato di accettare”…
Luisa Morandini: Sì, di accettare il badante. È bello per quello, è molto profondo.
Emiliano: Nel cinema, secondo te, qual è la disabilità più difficile da raccontare? Perché okay, la sordità è raccontabile. Poi, che sia stata raccontata è un altro discorso, però la sordità è raccontabile. La cecità è raccontabile. La pluriplagia, il tetraplegico, il biplegico, è raccontabile, ma ci sono delle disabilità o inabilità che, secondo te, è più difficile raccontare?
Luisa Morandini: È una domanda complessa. Forse no, perché il cinema, a parte che oggi ha talmente tanti strumenti di effetti che può rendere in soggettiva degli stati d’animo pazzeschi, non credo che, volendo, ce ne sia una più difficile di altre, volendo.
Emiliano: Secondo me, per quanto sia stata raccontata in letteratura e nel cinema, è difficile rendere le depressioni silenti, non quelle manifeste, perché l’attore, secondo me, a volte tende a caricare troppo. Invece, ci sono delle depressioni che sono silenti, quelle sotto soglia, eppure ci sono e fanno soffrire.
Luisa Morandini: I tempi cinematografici non sono i tempi del vivere, quindi è evidente che per concentrare in un’ora, ma adesso sono tutti lunghissimi…
Emiliano: Un’ora e mezza o due?
Luisa Morandini: Si, una durata normale è di un’ora e mezza o due, ed una malattia come la depressione, così piena di sfaccettature e così poco visibile, appunto, come dicevi tu, devi per forza caricarla un po’, devi per forza caratterizzarla, perché i tempi cinematografici non sono quelli della vita reale, per cui forse hai ragione. Penso che ci siano, se uno conosce il tema o perché ci è passato, o per…
Emiliano: Per motivi professionali.
Luisa Morandini: Per motivi professionali o perché ha vissuto accanto a una persona depressa… Stiamo parlando di depressione, non di: “Come sono depresso oggi”, quella roba lì. Credo ce la possa fare a raccontarlo con un bravo attore. Meryl Streep, per esempio, secondo me, riuscirebbe benissimo a farlo. Gli italiani, meno.
Emiliano: Dici?
Luisa Morandini: Bisogna essere cattivi, ogni tanto.
Emiliano: Una domanda. Tu conosci solo il cinema italiano e quello americano o negli anni hai avuto anche la possibilità di conoscerne altri?
Luisa Morandini: Assolutamente sì. Oltretutto, con Morando, da sempre abbiamo cercato, soprattutto lui che andava a tanti festival, mentre io vado a meno festival, di dare attenzione ai cosiddetti cinema emergenti, per cui il cinema indiano, il cinema coreano. Adesso ci sono una quantità di film africani o mediorientali bellissimi. Uno dei più bei film che ho visto in questa stagione, a mio parere, è “Sirāt”. Non so se l’hai visto. L’altro ieri, ho visto un film sulle donne iraniane che è una specie di documentario. Cioè, i personaggi sono reali, realisti, interpretano loro stessi. Pazzesco, per cui ci sono delle cinematografie assolutamente da seguire, da spingere e da aiutare. Ho cercato anche di lavorare un po’ con sguardi altrove, tramite un festival del cinema a Milano, perché io penso che ci siano dei potenziali molto più interessanti del cinema americano commerciale, molto più interessanti della commedia media italiana.
Emiliano: Che però è quella che tira, purtroppo.
Luisa Morandini: Sì, che però fa anche delle cose belle. Ho visto l’ultimo di De Luigi, carino! L’hai visto? Carino! Lui poi è uno simpatico, è uno che non è mai volgare.
Emiliano: Io l’ultimo che ho visto di Fabio De Luigi è quello sul Natale, dove lui porta la famiglia in vacanza a Natale.
Luisa Morandini: Questo qui è un vedovo con tre figlie femmine che incontra una donna con tre figli maschi e nessuno dei due ha il coraggio, lui di più, di dire che ha così tante figlie, ovviamente, ma è così, non so come dire, innocente e gradevole, che averne!
Emiliano: No, ma ci sono ultimamente. Anche coso, Paolo Ruffini, anche se lui non fa cinema, lui fa teatro, “Din Don Down”.
Luisa Morandini: Sono una seguace, perché mi fa troppa simpatia.
Emiliano: Era diventato anche direttore creativo artistico del Teatro di Empoli.
Luisa Morandini: Ho visto che lo era diventato. Lo seguo, perché gli ho chiesto… Non è l’amicizia su Instagram. Ha molta attenzione per i bambini.

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